Contenuti per adulti
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Ho vent’anni e le mani già stanche,
pelle che porta i segni di un fuoco antico.
A tredici anni, tra tavoli e banconi,
ho barattato l'infanzia con il pane,
la luce nelle stanze, la dignità di una casa.
La scuola era un sogno rimandato,
un treno preso in corsa, col fiato corto.
Ma quel sistema cieco, fatto di inchiostro e registri,
non ha letto la mia storia scritta sulle braccia.
Non gli importava del sudore, del sonno perso,
di chi impara la vita prima dei libri.
Un quattro.
Un freddo, spietato quattro.
Può un voto decidere il valore di un uomo?
Nel mio quaderno ha spento la speranza,
ha trasformato il riscatto in tempo perduto,
lasciandomi a bocca asciutta, a guardare un soffitto.
Dicono che ho perso tempo,
che potevo restare nel fango di una vita senza sogni.
E adesso che l'impegno è crollato sotto il peso del giudizio,
mi siedo sui gradini del mondo e guardo il cielo.
Mi aggrappo al destino, come l'ultimo appiglio,
perché se non c'è un disegno scritto da qualche parte,
se tutto questo dolore è stato solo un caso...
allora non so più come respirare.